ECCO alcuni siti che raccolgono e descrivono le bufale circolate in Rete negli ultimi 5 anni. Analizzare queste bufale è istruttivo perché permette di ricostruire le tecniche messe in atto dai falsari. Non solo. Il giornalista eviterà di abboccare a delle fake news già messe in campo nel caso queste dovessero riaffacciarsi nei siti e nei social network. I cataloghi di bufale più istruttivi e accreditati sono:

  1. www.snopes.com. In linea dal 1994, per iniziativa di David Mikkelson e di sua moglie, questo sito statunitense è impegnato nell’opera di “debunking”. Quasi quotidianamente accerta se notizie, ma anche fotografie e video, siano attendibili e veritieri. Potrete registrarvi al sito per ricevere una newsletter con le ultime verifiche di Snopes.
  2. www.lemonde.fr/les-decodeurs. Questa battagliera redazione, che lavora per lo storico quotidiano francese Le Monde, analizza le notizie, le verifica, le colloca nel giusto contesto, alla fine ne sancisce l’attendibilità e completezza. Molto utili le analisi sulla correttezza dei grafici.
  3. www.observers.france.com. Ancora dalla Francia un sito che raccoglie notizie e foto prodotte dall’uomo della strada, come anche video. Valorizza questi materiali ma – con grande rigore – li classifica come falsi, quando necessario. Buona la sua guida per aiutare i giornalisti nel lavoro di verifica. Dal sito è nato anche uno show tv su France 24.
  4. www.factcheck.org/fake-news. FactCheckOrg è una delle organizzazioni che collaborano con Facebook per individuare le “bufale” che corrono lungo i post del social più importante al mondo. Merita una lettura la guida che mette in guardia dalle tecniche usate dai falsari. Come anche la lista nera dei siti che hanno diffuso notizie false o quantomeno satiriche.
  5. www.politifact.com. Anche questa iniziativa arriva da lontano. Nasce nel 2007 su iniziativa del Tampa Bay Times (in seguito St. Petersburg Times), con l’obiettivo di sottoporre a verifica le notizie e le dichiarazione politiche ed economiche.Utile, anche se molto centrato sullo scenario statunitense.
  6. InVID Project. I latini dicevano “in vino veritas”. I greci contemporanei dicono, invece “in video veritas”. Sotto questo suggestivo slogan, il “Centre for Research and Technology Hellas” ha costruito una piattaforma che indica video giornalistici di elevata qualità mettendo in guardia dai falsi d’autore. Spartano, a tratti confuso, ma utile.
  7. www.davidpuente.it. Per anni, il blog di David Puente è stato all’avanguardia nello smascherare le fake news che circolavano in Italia. Ora il giornalista è stato assunto dal sito d’informazione Open – fondato da Enrico Mentana – ed è lì che continua la sua attività di vigilanza e verifica. Utile questo articolo su come si leggono i dati del Garante AgCom sul pluralismo in tv.
  8. www.giornalettismo.com. Una delle voci nuove del giornalismo online nazionale ha una sezione per verificare se alcune notizie siano vere, vere in parte, del tutto false. Questa sezione descrive anche le tecniche messe in campo per sviare i lettori e le motivazioni, spesso inconfessabili, dei falsari.
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